La riforma del Senato del governo Renzi continua la sua marcia non priva di intoppi, marcia che dovrebbe portare il testo all'esame dell'aula a partire da lunedì prossimo. Ecco cosa cambia e come funziona il nuovo Senato, dal numero di senatori che siederanno a Palazzo Madama, fino alle regole per la loro elezioni e i poteri dei senatori.
Quanti saranno i senatori? A Palazzo Madama siederanno in 100 in luogo dei 315 di oggi, così ripartiti: 74 consiglieri regionali, 21 sindaci, 5 personalità illustri nominate dal presidente della Repubblica. La durata del mandato di questi ultimi sarà di sette anni e non sarà ripetibile. Andranno quindi a sostituire i senatori a vita e saranno scelti con gli stessi criteri: "cittadini che hanno illustrato la patria per i loro altissimi meriti".
I senatori saranno eletti? Non saranno più eletti direttamente dai cittadini; si tratterà invece di una elezione di secondo grado che vedrà approdare in Senato sindaci e consiglieri regionali. Il sistema sarà proporzionale per evitare che chi ha la maggioranza nella regione si accaparri tutti i seggi a disposizione. Quale sarà lo stipendio dei senatori? I consiglieri regionali e i sindaci che verranno eletti al Senato non riceveranno nessuna indennità, il che dovrebbe portare allo Stato un risparmio di oltre mezzo miliardo di euro ogni anno.
Quali sono i poteri del nuovo Senato? Palazzo Madama avrà molti meno poteri e verrà superato il bicameralismo: innanzitutto non potrà più votare la fiducia ai governi in carica, mentre la sua funzione principale sarà quella di "funzione di raccordo tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica", che poi sarebbero regioni e comuni. Potere di voto vero e proprio invece il Senato lo conserverà solo riforme costituzionali, leggi costituzionali, leggi elettorali degli enti locali e ratifiche dei trattati internazionali.
Il ruolo consultivo del Senato. Il Senato avrà però la possibilità di esprimere proposte di modifica anche sulle leggi che esulano dalle sue competenze. Potrà esprimere, non dovrà, e sarà costretto a farlo in tempi strettissimi: gli emendamenti vanno consegnati entro 30 giorni, la legge tornerà alla Camera che avrà 20 giorni di tempo per decidere se accogliere o meno i suggerimenti. Più complessa la situazione per quanto riguarda le leggi che riguardano i poteri delle regioni e degli enti locali, sui quali il Senato conserva maggiori poteri. In questo caso, per respingere le modifiche la Camera dovrà esprimersi con la maggioranza assoluta dei suoi componenti. Il Senato potrà votare anche la legge di bilancio, le proposte di modifica vanno consegnate entro 15 giorni e comunque l'ultima parola spetta alla Camera.
Il nuovo Senato: come funziona e cosa cambia con la riforma del governo Renzi
Se Milanese inizia a sputare....i nomi....!!!!!
L’ex consigliere politico del ministro dell’Economia Giulio Tremonti, Marco Milanese, è finito in carcere per l’accusa di aver ricevuto una tangente da 500 mila euro da parte di uno degli imprenditori che partecipavano ai lavori di costruzione del Mose. Per difendersi dalle accuse dei magistrati Milanese ha spiegato come il finanziamento di questa infrastruttura fu un sostanziale favore del ministro dell’Economia di allora, Giulio Tremonti, alla Lega Nord e al governatore del Veneto del Carroccio, Luca Zaia. Siccome non era possibile recuperare 400 milioni di euro da parte del ministero delle Infrastrutture per realizzare l’opera che serve a proteggere Venezia dalle acque alte, servì un intervento di Tremonti che trovò questi fondi all’interno del bilancio dello Stato. Il finanziamento da 400 milioni di euro fu però erogato solo dopo che si trovò un accordo per la candidatura di Luca Zaia alla presidenza del Veneto. Tremonti, come ha raccontato Milanese ai magistrati, decise di stanziare i fondi del Mose per ricompensare l’appoggio della Lega Nord nei suoi confronti. Prima delle regionali 2010 la Lega Nord, all’epoca in pieno boom demoscopico e trionfatrice alle elezioni europee, chiese al Pdl la guida di due delle tre regioni settentrionali controllate dal centrodestra, Piemonte e Veneto. La battaglia per la “conquista” del Veneto fu particolarmente aspra, visto che il presidente di allora, Giancarlo Galan deputato ora indagato nell’ambito del Mose, era assolutamente indisponibile a lasciare la guida della Regione. Dopo che Galan cedette e la candidatura per la presidenza del Veneto fu assicurata a Luca Zaia, Tremonti acconsentì al finanziamento del Mose secondo la ricostruzione di Milanese. L’ex consigliere politico del ministro dell’Economia, ora in carcere, rimarca come Tremonti gli affidò l’incarico di gestire la partita del Mose a causa dell’eccessiva interferenza di Giovanni Mazzacurati, ex presidente del Consorzio Venezia Nuova.
Scrutando nel torbido pantano della politica italiana, malsana e corrotta, ogni giorno spuntano nomi, sempre più eccellenti....Italiani, ma avete capito chi ci ha portati in questa crisi peggiore di un marasma pantanoso di cui non si vede fondo nè uscita? Avete capito chi avete votato fino ad oggi?
Renzi, più flessibilità ... sogni o realtà?
Da quanto si apprende dalla cronache politice, l’accordo tra Renzi e Merkel a Bruxelles, parla di più flessibilità nel rigore. In realtà riguarda i soli cofinaziamenti nazionali ai fondi Ue esclusi dal conteggio del deficit e poco altro. Nulla del fiscal compact, né dell’austerità, sembra essere stato toccato. L'obiettivo di Renzi nell'incontro con la Merkerl sarebbe dovuto essere quello di riuscire a trasformare il bastone del rigore nella carota dell’austerità flessibile.
Ma, in realtà, Renzi sta solo cercando di rinviare le scadenze e non si azzarda a toccare le regole. Durante la campagna delle primarie aveva più volte evocato la possibilità di cambiare i trattati. Ora si limita a chiedere un’austerità un po’ più “flessibile”. In sostanza, la trattativa si concentra su un rinvio di un anno o due degli obiettivi di pareggio del bilancio. Che la richiesta venga accolta è da verificare, visto che Commissione Ue ed Ecofin risultano tuttora ostili. Ma anche ammesso che Renzi riesca a spuntarla, otterrebbe solo un margine in più per il deficit di 0,2 punti percentuali. Una conquista risibile rispetto alla gravità della situazione.
Da questo punto di visto il premier torna dal vertice con una illusione piuttosto che una speranza cosa comune negli ultimi anni della difficile situazione politica italiana.
Nel corso di questi anni abbiamo registrato una progressiva divaricazione tra le narrazioni politiche e la realtà dei fatti. Lo dimostrano gli errori sistematici commessi dalla stessa Commissione Ue sulle previsioni dell’andamento del Pil nell’Eurozona: nel caso dell’Italia sono stati anche superiori ai tre punti percentuali. La mia sensazione è che Renzi stia addirittura accentuando questo iato, anziché dare un contributo per rendere le parole della politica un po’ piu in linea con i processi reali.
Alla luce di quanto detto la crescita è una speranza davvero infondata per il 2014.
Per dare un’idea di quanto sia improbabile, basta notare che gli obiettivi di bilancio dell’esecutivo sono stati fissati sulla base di una già modesta crescita dello 0,8% nel 2014. Ebbene, questa previsione è già stata smentita dagli ultimi dati. Nel momento in cui ci renderemo conto che l’andamento effettivo del Pil è peggiore del previsto, anche quel po’ di margine sul deficit chiesto da Renzi verrà bruciato.
A Bruxelles sembra essere passata l’idea che l’ammorbidimento del rigore fiscale avverrà man mano che la Commissione Ue riscontrerà il grado di avanzamento delle «riforme».
Ma in realtà non è nemmeno detto che questa idea sia passata. Al momento c’è solo una generica dichiarazione di apertura da parte della Merkel. Ma nero su bianco abbiamo due documenti della Commissione Ue e dell’Ecofin che si muovono in direzione opposta rispetto a quanto auspicato da Renzi. Per quanto il premier chieda briciole, la trattativa per ottenerle si annuncia comunque difficile. In cambio, oltretutto, il governo farà riforme che rispondono a due tipologie. La prima è relativa all’assetto istituzionale: accrescimento ulteriore del potere dell’esecutivo in nome della decantata governabilità. È un processo che implica un’erosione ulteriore dei margini di esercizio della democrazia.
La seconda invece è una vecchia conoscenza: flessibilità del mercato del lavoro. Dopo il fallimento della dottrina della “austerità espansiva”, cioè della idea per cui l’austerità avrebbe garantito la ripresa economica, ora si punta su altre dosi di precarizzazione dei contratti di lavoro.
Nel “monito degli economisti” pubblicato sul Financial Times nel 2013, promosso con Riccardo Realfonzo e sottoscritto da Rodrik, Galbraith, Gallegati ed altri, i maggiori esponenti dell'economia mondiale annunciavano che l’Europa sarebbe passata dall’austerità espansiva alla precarietà espansiva.
Ed in eggetti la previsione è stata confermata. Ci dicono che la nuova onda di precarizzazione del lavoro porterà crescita dell’occupazione. Ma per capire davvero dove porterà la riforma Poletti basta guardare i dati dell’Ocse e dell’Fmi: non vi è nessuna conferma della tesi per cui più precarietà determina più occupazione. Se è vero che i contratti flessibili inducono le imprese ad assumere un po’ di più nelle fasi di espansione economica, è altrettanto vero che questi contratti permettono alle imprese di distruggere quegli stessi posti di lavoro nella recessione. L’effetto netto di queste politiche è zero. Eppure il ministro Padoan, che viene dall’Ocse e conosce questi risultati, insiste con la fantasia secondo cui la precarizzazione accresce l’occupazione. Siamo di nuovo in presenza di uno scarto tra narrazione e realtà.
Con la crescita a zero è facile prevedere che cosa accadrà nei prossimi mille giorni del governo. Ossia quello che si è già verificato negli ultimi anni. Ancora una volta, rileveremo una distanza tra obiettivi e risultati, sia dal punto di vista del deficit pubblico che da quello della crescita economica e dell’occupazione. L’auspicio di Renzi, secondo il quale si può agire nell’attuale quadro istituzionale europeo per uscire dalla crisi, andrà a sbattere contro il muro dei fatti.
Sembra ormai escluso un processo di riscrittura dei trattati europei, come anche una revisione del ruolo della Bce. E' facile prevedere anche quale sarà il futuro economico e sociale dell’Europa meridionale nei prossimi cinque anni.
Infatti dall’inizio della crisi i paesi del Sud Europa hanno perso oltre 6 milioni di posti di lavoro. In Germania c’è stato invece un aumento di 1,5 milioni di unità. Queste divaricazioni delineano un processo di «mezzogiornificazione» europea, che riproduce su scala continentale il tremendo dualismo economico che ha condizionato i rapporti tra Nord e Sud Italia.
In questo scenario prevedo nuovi successi per i movimenti reazionari e xenofobi. Temo che i risultati delle elezioni europee siano solo l’inizio di un lungo ciclo politico, in cui ci troveremo nella tenaglia di due tipologie di destre: una europeista e tecnocratica nella quale si inserisce anche l’attuale compagine che sostiene il governo italiano; l’altra ultranazionalista e potenzialmente neo-fascista, come il Fronte nazionale in Francia. Mentre il lavoro e le sue residue rappresentanze sembrano paralizzate e silenti, in modo analogo a quanto già accaduto nei momenti più cupi della storia europea.
Eppure ci sono ancora movimenti, associazioni e soggetti politici che cercano di modificare radicalmente la struttura regolamentare della UE ed il suo negativo impatto sociale, politico ed economico registrato da molti anni a questa parte.
Così Il 3 luglio è partita la raccolta firme sul referendum contro il Fiscal Compact che sembra essere il primo tassello da scradinare per creare una europa unita che abbia uguali prospettive di crescita per tutti gli stati membri.
Ma c'è da dire subito che sul piano tecnico-giuridico l’iniziativa si muove lungo un sentiero impervio. Sul piano politico, se passa, potrebbe aiutare ad accelerare le contraddizioni di un quadro europeo che in prospettiva resta insostenibile. Le contraddizioni, tuttavia, potranno risultare feconde solo se le singole iniziative di mobilitazione saranno inserite in progetti politici più generali. Personalmente credo che i tempi siano maturi per avviare una critica di quello che talvolta ho definito “liberoscambismo di sinistra” e per promuovere un rilancio, in chiave moderna, del tema del piano.
Il Governo delle Immunità... ripristinate...
In mattinata c'era stata l'approvazione della norma che introduce in Costituzione il cosiddetto "statuto delle minoranze", garantendo "i diritti delle minoranze parlamentari". Per quanto riguarda il nuovo Senato delle autonomie è stata approvata una norma che stabilisce l'incompatibilità tra i membri delle Giunte regionali e alcune cariche in Senato. Nella seduta di questa mattina sono stati approvati gli emendamenti che modificano gli articoli dal 60 al 67 della Costituzione, bocciati tutti i subemendamenti, tranne quello dell'ex pentastellato Francesco Campanella (Misto) che impone ai senatori la presenza durante i lavori delle commissioni.
Molto soddisfatta il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, che ipotizza si possa arrivare in Aula la prossima settimana "se i lavori proseguono con questo ritmo". Ma dal blog di Beppe Grillo si continua a tuonare contro il patto del Nazareno: un post firmato dal professore Paolo Becchi contesta la legittimità di un Parlamento "eletto con una legge incostituzionale" che vuole modificare "addirittura la struttura bicamerale del Parlamento e, con essa, inevitabilmente, la forma di governo" e boccia la riforma Renzi che "elimina ogni meccanismo di legittimazione diretta e democratica dei senatori" ed "elimina il bicameralismo perfetto costruendo una Camera elitaria, composta da sindaci e governatori delle Regioni". Secondo Becchi bisogna invece concentrarsi sulla nuova legge elettorale, proprio come aveva suggerito ieri il vicepresidente della Camera pentastellato Luigi Di Maio, che aveva chiesto a Renzi un nuovo incontro sul tema in settimana. "Soltanto un altro Parlamento, se non un'Assemblea costituente, potrebbe avere l'autorevolezza e la legittimazione politica per decidere sul superamento del bicameralismo perfetto e sulla rideterminazione dei rapporti Parlamento-Governo e Stato-Regioni" spiega Becchi.
L'iter delle riforme per ora sembra procedere senza intoppi anche perchè per il momento non sono stati affrontati quegli articoli su cui ancora c'è dissenso all'interno delle forze politiche, in particolare il nodo del Senato elettivo. Intanto è salito a 20 il numero dei senatori che voteranno in Aula a favore di un Senato elettivo. Oggi si è aggiunto al gruppo Antonio Azzollini, di Ncd, presidente della Commissione Bilancio di Palazzo Madama.
Solo dopo questa giornata, con un probabile faccia a faccia Renzi-Berlusconi in serata se necessario, la Commissione potrà procedere con l'esame e il voto degli emendamenti che modificano gli articoli 56, 57, 58 della Costituzione, che affrontano infatti la composizione di Camera e Senato e in particolare le modalità di elezione dei componenti del Senato. Ma la giornata cruciale sarà giovedì, quando si deciderà seriamente la sorte del ddl. Silvio Berlusconi infatti riunirà nel primo pomeriggio deputati e senatori di Forza Italia per riportare la fronda interna al partito, guidata da Augusto Minzolini, sulla strada dettata dal patto del Nazareno. Nella stessa giornata il premier Matteo Renzi incontrerà il Movimento 5Stelle per discutere di legge elettorale. C'è attesa per la lettera pubblica al Movimento 5 stelle sul tema legge elettorale annunciata ieri del premier al termine del Consiglio dei Ministri. La lettera dovrebbe essere divulgata in giornata
La decisione di lasciare così com'è l'articolo 68 della Costituzione che riguarda l'immunità di parlamentari ha avuto «una maggioranza molto larga. Anche Forza Italia e Lega hanno votato a favore». Lo sottolinea il ministro Maria Elena Boschi interpellata dai giornalisti. E il governo? «Ha dato parere favorevole» alla luce del dibattito che si è svolto in commissione.
Il commento del sanatore 5 Stelle Vito Crimi:
Approvato l'emendamento che ripristina l'immunità per i senatori, a firma Calderoli-Finocchiaro. Avevamo chiesto che l'abrogazione di ogni tipo di immunità venisse estesa anche ai deputati... ma sul tema il governo ha detto che ha accolto le sollecitazioni pervenute dalla commissione (dal partito unico PD-FI). L'unica cosa accolta... su tutto il resto sono andati dritti come un treno calpestando ogni idea diversa.
Renzi, la riforma della giustizia (solo un'altra utopia)...tra promesse e realtà...

Semplificazione del processo civile, per arrivare in un anno al giudizio di primo grado e al dimezzamento dell’arretrato, riforma del Csm, responsabilità civile dei magistrati «modello europeo» e una normativa del falso in bilancio «degna di questo nome»: «per due mesi vogliamo discutere della giustizia in modo non ideologico, sarà una discussione la più filosofica, concettuale e astratta prima di approvare la riforma per coinvolgere l’Italia su questo tema». È una riforma in dodici punti, quella che dovrà vedere la luce a settembre, secondo il timing fissato dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi.
Al termine del Cdm, durato circa un’ora e mezza e preceduto in mattinata da un incontro tra il premier e il ministro Andrea Orlando, è Renzi ad illustrare i punti fermi della «rivoluzione» e a chiarire che il governo vuole inaugurare una fase nuova anche nel metodo: i testi sono pronti ma aperti alla discussione. Una novità per un tema tanto conteso come la giustizia, tanto che il premier esordisce con una sottolineatura: «Sono 20 anni che sulla giustizia si litiga senza discutere. Noi vogliamo cambiare metodo e discutere nel merito e possibilmente senza litigare».
Il focus è innanzitutto sul processo civile, «al termine dei mille giorni delle riforme noi puntiamo al processo civile in un anno per il primo grado», ha subito detto Renzi, che punta al dimezzamento dell’arretrato, arrivato a 5,2 milioni di processi pendenti. Attraverso la semplificazione e la «degiurisdizionalizzazione», parola che significa che le controversie si possono risolvere anche non davanti al giudice, ma attraverso la negoziazione assistita e il ricorso a camere arbitrali. La strada maestra, per il ministro Orlando è l’informatizzazione, unita a «due canali prioritari per famiglie e imprese». A questo proposito Orlando ha anche annunciato che «per separazioni e divorzi, se consensuali, non servirà più andare davanti al giudice».
Il governo riformerà anche il Csm, ovviamente dopo le imminenti elezioni che porteranno al rinnovo delle cariche. «Chi giudica non nomina, chi nomina non giudica», è la formula scelta dal premier per spiegare lo sdoppiamento delle funzioni dell’organo di autogoverno della magistratura, e il principio su cui ci si baserà «è quello che si fa carriera per merito e non per appartenenza di corrente». Sul tema caldo della responsabilità dei magistrati, il governo punta ad un «modello europeo»: quello attuale, ha osservato Orlando, «non ha funzionato, dobbiamo togliere quei tappi che hanno portato a questo». Il ministro ha poi ribadito di essere contrario alla responsabilità diretta dell’emendamento Pini - quello sulla responsabilità diretta dei magistrati, che «spinge al conformismo».
Sul fronte penale il governo metterà mano anche alla prescrizione e a reati economici, falso in bilancio e autoriciclaggio. Mentre «le intercettazioni sono l’unico argomento su cui non abbiamo pronta la norma», ha detto Renzi, smentendo i testi circolati: «Nessuno vuole bloccare le intercettazioni dei magistrati» ma valutare anche «con i direttori dei quotidiani» l’utilizzo.
I 12 PUNTI
Ecco in sintesi i 12 punti, alcuni sintetizzati per temi, della riforma che ora sarà aperta alla discussione per 2 mesi tra addetti ai lavori e cittadini.
- GIUSTIZIA CIVILE: la riduzione dei tempi punta a portare ad un anno il primo grado del procedimento civile. La riforma vuole poi portare a dimezzare l’arretrato con una corsia preferenziale per imprese e famiglia
- CSM: «chi giudica non nomina, chi nomina non giudica» ha detto Renzi spiegando che la carriera sarà legata al merito
- RESPONSABILITÀ CIVILE DEI MAGISTRATI sul modello europeo.
- RIFORMA DEL DISCIPLINARE DELLE MAGISTRATURE SPECIALI
- NORME CONTRO LA CRIMINALITÀ ECONOMICA (falso bilancio, autoriciclaggio)
- ACCELERAZIONE DEL PROCESSO PENALE E RIFORMA DELLA PRESCRIZIONE.
- INTERCETTAZIONI (diritto all’informazione e tutela privacy)
- INFORMATIZZAZIONE integrale del sistema giudiziario
- RIQUALIFICAZIONE del personale amministrativo.