
Un lago di sangue. L'orrore più profondo. Terrificante. L'incubo di qualsiasi genitore che abbia dei figli piccoli negli Stati Uniti delle armi facili ha oggi preso drammaticamente corpo in Connecticut. Almeno 27 morti, tra cui 20 bambini, tra i 5 e i 10 anni: sono stati falciati da un giovane, Adam Lanza, poco più che ventenne e psicolabile: era affetto dalla sindrome di Asperger, considerata una grave forma di autismo, secondo quanto scrive il New York Times. La fobia sociale e la personalità schizoide sono tra i sintomi di questa malattia degenerativa. Adam era intelligente e aveva alti voti in matematica anche se, secondo le testimonianze raccolte dai suoi ex compagni, non aveva finito il liceo. Armato fino ai denti, Adam prima avrebbe ucciso il padre, poi ha aperto il fuoco in una scuola elementare di Newtown un paesino circondato da boschi, ad un centinaio di chilometri da New York, dove insegnava sua madre, poi trovata morta. Secondo alcune fonti, era lei la 'vittima designata' e sarebbe stata uccisa in un'aula della scuola, secondo la Cnn il suo corpo è invece stato trovato nell'abitazione del figlio assassino. "Ci sono state troppe stragi così negli ultimi anni", ha affermato il presidente degli Stati Uniti Barack Obama poche ore dopo la strage, senza trattenere le lacrime in diretta tv.
"Dobbiamo agire per impedire che stragi come queste si ripetano, al di là della politica", ha aggiunto, parlando alla nazione lentamente "come genitore" ancor prima che presidente, mentre da più parti tornava a levarsi il dibattito sulle 'armi facili' in America. Col passare delle ore, la situazione rimane confusa. Ci vorranno ancora diverse ore prima di capire esattamente la dinamica della tragedia. Le autorità distillano le informazioni con il contagocce. Finora hanno confermato il numero dei bambini e degli adulti rimasti uccisi. Hanno solo aggiunto che c'é anche un ferito, sopravvissuto. Non hanno però confermato ufficialmente l'identità dell'assassino, né hanno chiarito se si sia suicidato o sia stato ucciso. Neppure sono state chiarite le circostanze della morte della madre. Un portavoce della polizia del Connecticut ha parlato di una seconda "scena" del crimine, ma non ha fornito informazioni significative. L'assassino, trovato poi morto nella scuola, potrebbe aver agito con un complice. Ma gli investigatori che hanno interrogato suo fratello Ryan, 24 anni, inizialmente sospettato di un possibile coinvolgimento, non sembrano più attribuire alcun alcun ruolo nell'eccidio a quest'ultimo, che anzi avrebbe collaborato in un interrogatorio rivelando fra l'altro presunti disturbi mentali di tipo autistico di Adam. In un primo momento lo stesso Ryan Lanza (cognome dal sapore italo-americano) era stato indicato come lo sparatore perché a quanto sembra Adam aveva un suo documento in tasca. Quanto noto finora lo si apprende in ogni modo da testimoni o da fonti più o meno ufficiali che parlano con i giornalisti protette dall'anonimato. Secondo la ricostruzione emersa nelle prime ore, Adam Lanza, vestito tutto di nero, con indosso un giubbotto antiproiettile come se andasse in guerra, e usando quattro pistole ha sparato all'impazzata, almeno un centinaio di colpi: sin dall'ingresso della scuola, la Sandy Hook di Newton, dove secondo alcune indicazioni ha subito freddato la preside e lo psicologo dell'istituto. Ma il vero, atroce massacro l'ha compiuto in una aula dell'asilo, tra i bimbi più piccoli.
Un'intera classe manca all'appello: è stata cancellata, hanno riferito fonti della stampa locale, citando investigatori anonimi. Sei bimbi, in preda al terrore, si sono salvati per miracolo nascondendosi in un armadio. Tutto è cominciato poco dopo le 9:30, e le televisioni nazionali hanno subito interrotto altri programmi per seguire in diretta l'evoluzione delle notizie, anche con inviati e troupe per le riprese dall'alto, in elicottero. Sono così rapidamente iniziate a filtrare le immagini di madri con il volto segnato dallo sgomento, dal terrore, dallo shock. E poi quelli di bimbi, in lacrime, con la bocca spalancata mentre urlavano di paura, mentre in fila indiana venivano evacuati tutti insieme dalla scuola, che conta oltre 600 alunni. E che, come tutte le scuole in America, si preparava alle vacanze di Natale, si preparava all'arrivo di Santa Claus, Babbo Natale. La Casa Bianca ha fatto sapere che il presidente è stato sin da subito informato e poi costantemente aggiornato. E ha ribadito che Obama tornerà a rilanciare la necessità di un maggiore controllo sulle armi, in particolare sulle armi d'assalto. Forse questa volta, davanti a una delle più gravi tragedie del genere mai nella storia degli Stati Uniti e avendo già vinto le elezioni per un secondo mandato, prenderà una posizione più decisa rispetto al passato. Ma mentre come sempre in questi casi già monta la polemica sull'incontrollabile diffusione di armi da fuoco negli Stati Uniti, nel suo messaggio, Obama ha ora voluto lasciare per il momento la politica da parte. Ha parlato di quei "piccoli bei bambini" e ha ricordato che "tra i caduti ci sono anche insegnanti..che hanno dedicato la loro vita ad aiutare i bambini a realizzare i loro sogni". "'Questa sera - ha proseguito con gli occhi lucidi - Michelle e io faremo quello che tutti i genitori in America faranno, abbracciare i nostri figli un po' più strettamente e dire loro che gli vogliamo bene. Ma ci sono famiglie in Connecticut - ha concluso con un groppo in gola - che non potranno più farlo".
"Gli americani sono un grande popolo, sapranno reagire" ha scritto in un tweet il ministro degli esteri Giulio Terzi esprimendo "orrore per la strage di bimbi innocenti" alla Sandy Hook Elementary School di Newton, nel Connecticut. "I miei pensieri e cordoglio vanno alle famiglie" delle vittime, ha aggiunto Terzi.
"Questo fine settimana io e Michelle facciamo quello che ogni genitore sta facendo, stare il più possibile vicini ai nostri figli e ricordare loro quanto li amiamo": sono le parole che Barack Obama rivolge alle famiglie americane nel tradizionale messaggio del sabato.
"Ci sono famiglie in Connecticut che oggi non possono farlo. E hanno bisogno di tutti noi", aggiunge il presidente americano ricordando i genitori che hanno perso i loro figli nella strage della scuola elementare di Newtown. "Noi siamo qui per loro e preghiamo per loro. E ricordiamo loro che l'amore che hanno provato per coloro che hanno perso sopravviverà non solo nelle loro memorie, ma anche in quella della loro comunità e del loro Paese".
"Dobbiamo unirci e intraprendere azioni significative per prevenire altre tragedie come questa": lo ribadisce il presidente americano rivolgendosi agli americani nel tradizionale messaggio del fine settimana e ricordando la strage della scuola di Newtown e tutte le altre recenti simili tragedie.
"Come nazione abbiamo patito troppo per questo tipo di tragedie negli ultimi anni", ricorda Obama: "una scuola elementare in Newtown, un centro commerciale in Oregon, un tempio in Wisconsin, un cinema in Colorado. E Innumerevoli angoli di strada in posti come Chicago e Filadelfia".
Non ci sono commenti ad un tale orrore. Non ci sono perché o ragioni. Ci sono solo lacrime e preghiera.
USA, l'asilo e la strage dei bambini
Il Cappio del DEFAULT sulla civile convivenza

Se quella ristrutturazione fosse stata fatta tre anni fa, allo stesso costo, l'economia greca sarebbe ancora in piedi e l'euro e l'Unione europea non ne avrebbero subito i contraccolpi che hanno spinto l'intero continente (Germania compresa: anche lì la crisi è alle porte) verso il cosiddetto double dip : cioè una ricaduta nella crisi molto peggiore della prima.
Ma chi sono i responsabili di questa situazione? Sapientoni come Trichet, Draghi e Monti che vivono solo di spread e denaro e non sanno niente del sangue che scorre nelle vene e nei corpi della gente che governano; o, meglio, che amministrano. Nessuno di loro aveva previsto la crisi: né la prima né la seconda. E Monti, dopo il primo memorandum della Troika che aveva messo la Grecia alle corde, sosteneva che quel paese aveva finalmente imboccato la strada della ripresa. Così, diventato Presidente del Consiglio, ha lavorato e ancora lavora per fare imboccare all'Italia la stessa strada; sostenendo, naturalmente, che sta salvando il paese.
Ma è molto interessante il meccanismo di questo secondo default della Grecia. Il governo greco ha ricomprato una grande quantità di propri titoli di debito (ormai considerati carta straccia) pagandoli meno di un terzo del loro valore di emissione. Per farlo ha utilizzato fondi concessi dall'Esfs (il cosiddetto "fondo salvastati") che a sua volta li ha avuti in prestito dalla Bce. Questi fondi sono garantiti da tutti gli Stati dell'eurozona, i cui debiti pubblici sono così aumentati in misura proporzionale ai rispettivi Pil. E fin qui, niente di male: solidarietà, si potrebbe dire. Ma a chi sono finiti i fondi con cui il governo greco ha ricomprato quei titoli? In parte alle banche greche, sull'orlo del fallimento per le operazioni speculative che hanno messo in atto negli anni passati.
Per questo il Governo greco si appresta a sostenerle con un'altra tranche di un nuovo prestito concesso dalla Troika, utilizzando anche in questo caso fondi dell'Esfs. Con questa operazione, da un lato le banche ci perdono, perché rivendono a 10 quello che avevano comprato a 30 (ma che in realtà non valeva più niente). Dall'altro vengono ricompensate con denaro fresco, che non saranno mai più in grado di restituire (pronte, magari, a utilizzarlo in nuove operazioni speculative).
Ma in parte a rivendere al governo greco quei titoli sono stati degli hedge fund (fondi speculativi) che li hanno comprati da chi ancora li deteneva per niente, o quasi, sicuri di poterli rivendere a un prezzo molto più alto, anche se inferiore al loro valore nominale, una volta che la Troika avesse imposto al Governo greco di ricomprarli. Si tratta di quegli stessi hedge fund che con le loro manovre governano come vogliono i cosiddetti "mercati", per lo più con operazioni "allo scoperto": cioè vendendo titoli che non hanno ancora o comprandoli senza avere il denaro per pagarli, giocando sulle oscillazioni degli spread che essi stessi provocano con queste operazioni.
In sostanza il circuito è questo: il governo Monti, e prima di lui quello Berlusconi, mettono alla fame pensionati, lavoratori, studenti e disoccupati per ridurre la spesa pubblica e pagare gli interessi sul debito. La Bce da un lato finanzia a costo zero le banche che comprano quel debito, ricavandone lauti interessi; dall'altro finanzia, sempre a costo zero, l'Esfs, il quale finanzia il governo greco, il quale ricompra i propri titoli a un prezzo che fa guadagnare somme astronomiche agli speculatori che li hanno acquistati a pochi euro. Per la proprietà transitiva della finanza, quello che Monti - e il Monti che verrà dopo di lui, e il Berlusconi che è venuto prima di lui - sottrae a lavoratori, disoccupati e pensionati finisce, dopo un giro tortuoso, nelle tasche degli speculatori che lo usano per mettere alle corde il paese.
Si tratta di un meccanismo ben collaudato. L'Argentina, che ha appena varato una legge che vieta qualsiasi forma di speculazione, cioè di impiego di danaro che non sia il finanziamento di imprese produttive o di famiglie, è di nuovo sull'orlo del default , nonostante che la sua economia abbia ripreso a "girare", anche grazie alla rivolta popolare contro le politiche recessive adottate in passato. Perché? Perché è stata messa in mora - e rischia il sequestro di fondi e beni delle sue imprese, per esempio conti correnti per finanziare il normale commercio internazionale, o navi e aerei, con il loro carico, che sbarchino o atterrino all'estero da un tribunale degli Stati Uniti. Questo ha dato ragione a una serie di hedge fund che hanno rivendicato, e intendono ottenere, il pagamento integrale, al loro valore originario più gli interessi, dei titoli del debito argentino (i cosiddetti Tango bond) in loro possesso: titoli che hanno ricomprato a costo quasi zero da risparmiatori che non avevano accettato, perdendo così l'intero valore del loro investimento, una transazione proposta anni fa dal governo dell'Argentina.
Se ne ricava che senza una ristrutturazione del nostro debito pubblico, fatta prima che questa ci venga imposta, come alla Grecia, solo come misura per salvare banche in crisi e ingrassare speculatori d'assalto, l'Italia non potrà adottare autonomamente alcuna vera politica: né economica, né industriale, né sociale, né culturale e nemmeno civile (saremo sempre ostaggio anche del Vaticano, che di finanza, alta e bassa, se ne intende parecchio). E meno che mai si potrà promuovere un programma di conversione ecologica, necessario per ristabilire nel mondo giustizia sociale e sostenibilità ambientale. È questa la discriminante fondamentale tra chi si è aggregato al carro del centrosinistra, che è anche quello di Monti, e chi capisce che un mondo diverso può nascere solo da una netta contrapposizione di tutti i paesi dell'Europa mediterranea alle norme e ai vincoli con cui la finanza internazionale ha imbrigliato e sta condannando a morte l'economia e la convivenza civile di un intero continente.
Grillo e la democrazia che fa paura

Fate attenzione ai tempi. Giovedì 6 dicembre il M5S, dopo le votazioni on line, riesce a predisporre le liste per il Parlamento in tutta Italia e può iniziare il processo di raccolta delle firme nelle diverse circoscrizioni. Nella stessa settimana la Commissione Affari Costituzionali alza bandiera bianca per modificare la legge elettorale attuale e ridurre il peso del M5S, o addirittura eliminarlo con regole ad hoc (come l'esistenza obbligatoria di uno Statuto a immagine e somiglianza di quello dei partiti). Esiste ancora un modo però per bloccare il M5S: il tempo. Va quindi in onda la manfrina del pdl contro la politica del governo appoggiata a 90 gradi per più di un anno, dall'IMU, all'aumento dell'IVA, all'aumento delle tasse. Rigor Mortis, offeso, si dimette da solo, senza essere sfiduciato dalle Camere, in modo assolutamente irrituale (forse anche incostituzionale). Invece di andare in Parlamento va da Napolitano. La data delle elezioni deve essere quindi fissata il più presto possibile per evitare l'innalzamento dello spread (?!). Al voto, al voto! All'inizio si anticipa a marzo, poi, perso ogni senso del pudore, a febbraio. Per la prima volta l'Italia va a votare anticipatamente senza che il governo in carica sia stato sfiduciato dal Parlamento e ci va sotto la neve, come per centomila gavette di ghiaccio, come se fossimo in guerra. Il tempo per raccogliere le firme diventa così per il M5S quasi impossibile. Pochissime settimane per decine di migliaia di firme. Per i partiti il problema non si pone. Loro, in quanto già in Parlamento, non devono autenticarne neppure una di firma e le liste dei candidati le faranno come sempre a tavolino, in un paio d'ore, tra un marsala e un caffè. Alla faccia della democrazia. Io non mi arrendo, ma ho bisogno di tutto l'aiuto possibile per organizzare nei due prossimi fine settimana dei "Firma day" in tutta Italia. Abbiamo il dovere di provarci. Se poi non ci riusciremo e resteremo fuori dal Parlamento, la responsabilità sarà dei partiti, del Governo, delle Istituzioni. Dovranno assumersi ogni responsabilità di aver impedito con un colpo di mano la partecipazione del M5S e aver fatto eleggere un Parlamento totalmente delegittimato con un'astensione superiore al 60%. Ci vediamo in Parlamento, o dentro o fuori. Sarà un piacere.
«Il ministro Cancellieri ha detto ‘se c’è lo scioglimento anticipato delle urne (elezioni al 17 febbraio 2013, ndr) c’è una norma che dice che le firme da presentare sono dimezzate‘. Il che è vero però solo se lo scioglimento delle Camere avviene entro il 29 dicembre 2012, ossia 120 giorni prima della loro naturale scadenza fissata per il 29 aprile 2013, così come prevede l’art. 6 del famoso ‘Porcellum’. In caso contrario le firme vanno raccolte tutte». Beppe Grillo, con un post sul suo blog, torna sulla questione delle firme necessarie da raccogliere per presentare le liste delle formazioni che non sono gia’ in Parlamento per le politiche.
In una decina di giorni quindi, «prima dello scioglimento, Natale e Santo Stefano compresi, il Parlamento dovrebbe riuscire a discutere e far approvare sia il Ddl stabilità, il decreto sullo sviluppo, ‘risolvere’ la questione Ilva nonché attuare la norma sul pareggio di Bilancio ed esprimere un parere sull’inutile Ddl corruzione», prosegue Grillo.
La Cancellieri «è pero’ sicura del fatto suo, le firme saranno dimezzate. Quindi deve sapere da fonti bene informate che la legislatura finira’ entro il 29 dicembre. E se finisse dopo (ci faccio una cena)? Le firme mancanti ce le mette lei? Fidarsi e’ bene, ma non fidarsi e’ meglio. Nei prossimi due fine settimana con i ‘Firma day’ dobbiamo riuscire a raccogliere tutte le firme. Io saro’ presente di persona nelle regioni piu’ a rischio per aiutare la raccolta. Una domanda: perché anticipare le elezioni sotto la neve a febbraio per la prima volta nella storia della Repubblica? Forse per tenere fuori dal Parlamento il M5S?».
Per quanto concerne le epurazioni dei dissidenti non sono affatto d'accordo con chi sostiene che siano decisioni dittatoriali: trovo giusto che chi non segua gli stessi ideali, non ha le stesse aspirazioni e, perché no, non segue le stesse regole trovi vie alternative per dare il proprio contributo al benessere comune. Se mi iscrivo ad un movimento, un partito (ma anche al circolo bocciofilo), prendo atto dello statuto, delle regole interne e, se le condivido proseguo il mio iter di associato, altrimenti vado altrove. Anzi trovo disdicevole che gli interessati, Favia e Salsi non si dimettano dalle poltrone di consiglieri visto che non condividono la visione di indirizzo politico del movimento. Tutti i commenti dei media su Grillo ed il suo presunto potere accentrato sono illazioni effimere ed anche puerili che servono solo a screditare un movimento che adesso davvero fa paura al potere precostituito dei partiti servi del sistemo economico e bancario.
Berlusconi=Speculazione?

Con Berlusconi torna la speculazione?
Per il momento le borse vanno giù e gli spread sono in forte crescita. L’inattesa accelerazione della crisi politica del governo Monti ha riportato l’Italia sotto i riflettori della speculazione. Quindi sembrerebbe essere si la risposta. C’è tuttavia da domandarsi perché, visto che i dati fondamentali sul piano economico non sembrano essere significativamente cambiati. Mentre sul piano politico, in sostanza si va verso l’anticipo del voto di poche settimane.
Ci sono diverse considerazioni da fare che esulano dal mero nuovo impegno politico del Cavaliere.
Innanzitutto, conviene partire dai dati economici. La Bce pochi giorni fa ha rivisto pesantemente al ribasso le previsioni: nel 2013 l’Europa intera sarà nel mezzo della recessione, e iniziano a sorgere dubbi anche sull’esistenza di un effettivo recupero nel 2014. Viene inoltre confermato il carattere asimmetrico della crisi, che ricade in misura maggiore sull’Italia e sugli altri paesi periferici dell’Unione. In uno scenario come questo, basta poco per far prevalere i venditori sul mercato finanziario.
Potrebbe essere che i mercati temano l'abbandono delle politiche di austerità ma è una semplificazione. I banchieri e gli speculatori sono affezionati alla lotta di classe, non all’austerity. Del resto, sanno bene che il tentativo di rimettere in equilibrio i conti dell’eurozona a colpi di tagli e tasse non sta funzionando. Basti guardare al rapporto tra debito pubblico e Pil: la cura Monti non lo ha ridotto ma anzi ha contribuito al suo aumento. La scommessa di fondo degli speculatori è un’altra, e riguarda le probabilità di sopravvivenza della zona euro.
Una mistificazione credere che il solo annuncio della discesa in campo di Silvio possa aver turbato a tal punto i mercati.
Non bisogna esagerare l’importanza di Berlusconi, un uomo che ha perso molto del suo potere e della sua credibilità. Ma direi che il suo ritorno potrebbe suscitare nuovi dubbi sulla tenuta futura della moneta unica europea. Non dobbiamo dimenticare che sul piano politico Berlusconi non ha mai avuto molto a che spartire con quell’aggregato d’interessi e di tradizioni che si organizza attorno al Partito popolare europeo, e con il suo europeismo.
Infatti ha sempre aggregato attorno a sé un coacervo di interessi diffusi e parcellizzati: piccole imprese, piccoli proprietari e rentiers, commercianti, eccetera. Questi soggetti hanno tratto beneficio dalla miscela di politiche di lassismo fiscale e di precarizzazione del lavoro che hanno lungamente caratterizzato l’azione dei suoi governi. Oggi però questo arcipelago di soggetti sociali soffre in modo particolare i vincoli monetari e fiscali ai quali l’Europa ci sottopone. Una campagna contro i danni dell’euro, di stampo vagamente nazionalista, potrebbe fare molta presa su queste categorie sociali.
Probabilmente Berlusconi giocherà in campagna elettorale la carta anti-europeista ma non solo.
In fondo è un soggetto debole, in declino, è difficile dire fino a che punto potrà spingersi. È chiaro tuttavia che in termini generali sceglierà una linea di stampo anti-europeo, soprattutto se rinnoverà l’accordo con la Lega. Al di là delle sue possibilità di successo, questo posizionamento rappresenta un incentivo per i venditori sui mercati finanziari. Anche non dovesse avere successo. Perché incrinerebbe comunque, ulteriormente il consenso in Italia verso l’Europa. Man mano che il tempo passa e la crisi si aggrava, il fronte contro la moneta unica è destinato a ingrossarsi, e la fiducia sulla permanenza futura dell’Italia nella zona euro tende per forza di cose a deteriorarsi. Chi oggi si libera dei titoli scommette su questo: il solo aumento della probabilità di una uscita futura dell’Italia, e quindi di una ridenominazione dei titoli italiani in una moneta deprezzata, determina una caduta del loro valore atteso. E quindi spinge le vendite sul mercato.
Certo è che le probabilità che il Cavaliere possa vincere sono minime. Ma bisogna stare attenti, il Financial Times lo ha spiegato bene. Berlusconi è solo un tassello di un puzzle più complessivo. È soltanto uno dei numerosi attori che oggi possono incarnare un sentimento anti-europeo, e che sanno di potere raccogliere nuovi consensi a seguito della crisi e del fallimento delle politiche di austerity. Per i gruppi d’interesse finanziari che tuttora scommettono sulla crisi della moneta unica, ogni nuovo sintomo di disgregazione dell’europeismo incentiva a fare speculazioni. Il fatto che l’ex-Presidente del consiglio della terza economia europea dichiari che l’uscita dall’euro non deve essere considerato un tabù, è solo uno degli ormai innumerevoli segnali di crisi del consenso intorno al progetto europeo. È in questa ottica che dobbiamo leggere i rimbalzi dei mercati. Senza sopravvalutare Berlusconi. Ma collocandolo dentro una scia di segnali.
E' infatti possibile che già questa campagna elettorale finisca per organizzarsi lungo questa linea: europeisti da un lato e anti-europeisti di ogni sorta dall’altro…
L’arcipelago dell’anti-europeismo è molto articolato, ma si sta gonfiando. Questo è il punto. La polarizzazione intorno alla moneta unica potrebbe indurre le forze di sinistra ad assumere verso l’Europa un atteggiamento fideistico, acritico, fatto prevalentemente di retorica. Nel breve periodo questa strategia può anche pagare, ma una volta al governo la sinistra rischia di trovarsi in un vicolo cieco: costretta, costi quel che costi, a restar fedele ai tremendi vincoli che l’attuale configurazione della zona euro impone.
L’europeismo di sinistra oggi deve essere dialettico. Non si può lasciare ai soli movimenti di destra o vagamente nazionalisti la carta della critica dell’assetto dell’Unione. Un governo italiano sostenuto da forze di sinistra dovrebbe darsi un mandato preciso in Europa: chiarire in sede di trattativa con la Germania che il rischio concreto, che stiamo tutti correndo, è una crisi non solo della moneta unica ma anche del mercato unico europeo. Questa è l’ultima carta per tentare di mutare i rapporti di forza interni all’Unione. Se ci si affiderà invece a un europeismo acritico e indiscriminato, si pagheranno nel più lungo periodo pesanti conseguenze politiche.
Elsa Fornero, lacrime e tecnica. Ma le persone non sono numeri
Ecco l’intervista dell’Infedele ad Elsa Fornero, trasmessa lunedì 10 dicembre 2012. Un lungo colloquio con il ministro probabilmente più impopolare del governo Monti sul dramma sociale provocato dalla crisi, e sulle “capacità” dei tecnici di risolverlo o quantomeno mitigarlo attraverso politiche adeguate.
Se c’è un giornalista che ci ha dato una lezione di stile - anche se troppi lunedì ci ha costretto a cambiare canale, va ammesso, per uno sbadiglio di troppo - è Gad Lerner. Ha chiuso un ciclo di carriera e di vita con la grandissima signorilità che l’ha sempre contraddistinto. Queste le sue encomiabili parole in apertura dell’ultima puntata in assoluto dell’Infedele, con tanto di passaggio di consegna sportivo al suo successore:
“Stasera L’Infedele chiude i battenti dopo dieci anni di trasmissioni. Da lunedì 7 gennaio prossimo questo spazio televisivo verrà occupato da Corrado Formigli a cui do il benvenuto. Avendo compiuto io l’altro ieri 58 anni credo che magari con qualche attimo di anticipo sulla tabella di marcia prevista… questo non possa essere un commiato lacrimoso, ma al contrario un sano passaggio esistenziale. Vedremo da venerdì 25 gennaio se a questo commiato dal talk show televisivo sarò capace alle 22.20, sempre su La7 di cui mi sento socio fondatore, di far seguire un prodotto televisivo diverso e interessante per voi. Intanto questa sera ci facciamo la festa da soli, in compagnia di alcuni vecchi amici. E’ tornato a trovarci e non poteva mancare Enrico Mentana”.
Il Direttore del TgLa7 ha onorato il rapporto di amicizia e stima professionale che lo lega da sempre a Lerner, andandolo a trovare nella sua ultima prima serata. Va detto, comunque, che per Lerner non si avvicina affatto la pensione, vista la sua nuova sfida professionale del 2013 con La Effe Tv, il nuovo canale digitale della Feltrinelli di cui sarà presidente del comitato editoriale.
Ma il vero botto Lerner lo ha fatto intervistando Elsa Fornero, come mai nessuno era riuscito sinora. Il botta e risposta tra i due ha visto un contraddittorio di qualità come se ne ricordano pochi nei programmi di informazione.
Il meglio dell’intervista di Lerner alla Fornero
Fornero: “L’impoverimento del Paese è il risultato di problemi strutturali di lungo termine sui quali si è pesantemente inserita la crisi, prima finanziaria e poi trasferitasi sull’economia reale nel 2008. E’ come una malattia su un corpo già debilitato”
Lerner: “Voi da professori siete più abituati a guardare i numeri che le persone. Mi chiedo se il vostro limite non sia stato quello di essere solo tecnici, di portare soltanto la vostra linea accademica”.
F: “Io sono stata anche ridicolizzata per due lacrime che mi sono sorte spontanee mentre presentavo la riforma delle pensioni. Due lacrimucce di Fornero sono state ridicolizzate per un anno, mentre quelli di Bersani sono simbolo di sensibilità virile. Quei venti giorni non sono stati semplici psicologicamente. Sapevo cosa avrebbe comportato in termini di sacrifici, ma la risposta quando si facevano le riunioni della cabina di regia è che le misure non bastavano mai. La crisi voleva dire non riuscire neanche a pagare le pensioni, non riuscire a pagare gli stipendi pubblici, una situazione come quella greca amplificata”.
L: “Intanto non si poteva dare il senso della lotta contro le diseguaglianze? Persino volendo citare il mensile Vita, che è cattolico nell’ambito del no profit, certamente non estremista, nell’ultima copertina ci ha messo Monti trasformato in vampiro”.
F: “In questo paese c’è tendenza al populismo, a pensare che i problemi complessi si possano risolvere in maniera facile. Con la riforma del lavoro abbiamo cercato di costruire delle chance migliori per i giovani, che sono i più sacrificati. Molti parlamentari mi dicevano: ‘Ma tu credi davvero alla precarietà dei giovani? Non pensi che questo sia uno stato di necessità per entrare nel mondo del lavoro?’. La povertà oggi si annida soprattutto nelle famiglie giovani che non si riescono a formare, o famiglie che hanno dei giovani di ritorno e hanno un padre in cassa integrazione e una madre che un’occupazione non ce l’ha. La lotta alla povertà vuol dire ridistribuzione, ma io lo voglio costruire all’interno di una società in cui rendere meno infelice un povero viene dal progresso di tutti. So che sarò criticata anche per questo, ma l’idea di dare a tutti un’illusione di un titolo di studio, fintamente, e di non basarci su meriti veri, non di famiglia di appartenenza…”.
L: “Sa, ministro, io non sono sicuro che i giovani che non si iscrivono più all’università sono meno meritevoli. Non si iscrivono quelli delle famiglie più in difficoltà”.
F: “Dobbiamo ridare dignità a tutto il lavoro. Per questo ho messo al centro della riforma l’apprendistato, in passato l’apprendimento professionale è stato ridicolizzato. Ridare dignità ed adeguata retribuzione al lavoro, questo è la cosa vera per la povertà”.
L: “La sua impopolarità, mi scusi, viene contestata quando è in giro… è solo frutto di populismo? O vuole oggi riconoscere un limite culturale insito nel fatto di essere tecnico laddove ci vuole la politica? il vostro operato può dare un consenso elettorale?”
F: “Io credo che ci sia un consenso nel Paese molto più di grande di quanto non trovi rappresentazione nei media. In molti voterebbero Monti e io lo voterei”.

“Siamo all’interno di una speculazione finanziaria. La Borsa non era in pericolo l’anno scorso e non lo è quest’anno. Se ci sono oscillazioni positive dello spread è merito della Banca centrale europea, non certamente delle politiche sangue, sudore e lacrime di Angela Merkel. Il termine rottamazione lo trovo volgare e stupido, si rottamano le cose, non le persone. Nel nostro partito ci sarà un fisiologico turn over, un cambiamento tra esperienza. Pensare di rottamare qualcuno come D’Alema e Veltroni è stata una violenza alla democrazia italiana, quindi non riprodurremo all’interno del nostro Partito questa cultura”.
