
Il 2013 sarà un anno da record per il Fisco. Secondo i calcoli effettuati dall'ufficio studi dei commercialisti, già con la manovra di metà luglio il carico fiscale avrebbe toccato la quota record di 44,04% nel 2014. Con l'inserimento del contributo di solidarietà, il peso delle tasse toccherà il 44,4% un anno prima (già nel 2013). Vette mai esplorate visto che solo due volte il carico fiscale aveva infranto il muro del 43%: nel 1997 (anno dell'euro tassa) e nel 2007 (con le misure di Visco e Bersani). A ciò si aggiunge il calcolo della pressione fiscale reale: per ottenerlo bisogna detrarre dal PIL la quota di sommerso. Sottraendo chi evade, il peso reale delle tasse sale al 51,9%. Ma si tratta di una stima del 2010, con la stretta arrivata nelle scorse settimane l'impennata del carico fiscale reale salirà fino al 53/54%.
Con un simile fardello fiscale sulle spalle sarà impossibile rilanciare lo sviluppo del paese. Lo afferma Claudio Siciliotti, presidente dei dottori commercialisti. "per rilanciare l'economia serve una riduzione del carico fiscale e senza tagliare la spesa pubblica. La manovra in cantiere chiede un ulteriore sacrificio fiscale a chi già paga le tasse: in una situazione di difficoltà si sta chiedendo di pagare di più a chi dichiara e non a chi possiede. Impensabile chiedere sacrifici costanti sempre agli stessi che pagano le tasse in un Paese che è al secondo posto al mondo per evasione fiscale". Conclude Siciliotti:" bisogna abolire tutte le province, dimezzare il numero dei parlamentari, ritoccare le pensioni di anzianità più alte e tassare i patrimoni. Non è più accettabile che chi possiede venga tassato al 12,5% e chi lavora al 44%".
In effetti abbiamo bisogna di un Fisco equo, che lotti contro l'evasione dei grandi patrimoni, dei paradisi fiscali, delle aziende off-shore e dei metodi per il "lavaggio dell'IVA. Bisogna colpire i veri grandi evasori che fanno danno al Paese ed alla sua economia non i piccoli commercianti ed artigiani, pensionati e dipendenti soggiogati e soffocati dalla Equitalia che si abbatte sulle disastrate economie familiari come la scure del boia.
E' davvero arrivato il momento di pretendere di più dal governo e da questa classe dirigente: un "progetto Paese", pensieri lungimiranti ispirati a criteri di equità e giustizia, una visione ed una idea dello Stato meno onerosa, meno costosa, con meno sprechi ed improntata ad ideali di una reale equità distributiva del reddito. Se questa classe politica ne è all'altezza lo faccia, adesso, altrimenti che tornino a casa e permettano un ricambio generazionale, allo stato attuale delle cose mai stato più indispensabile.
La pressione fiscale reale al 53%!! è ora di urlare BASTA!
Ipotesi aumento IVA: i tartassati siamo noi!

Ci risiamo! la battaglia delle "confederazioni italiche" riparte a "spron battuto", ognuna cercando di limitare al minimo livello indispensabile il proprio apporto "solidaristico" alla causa nazionale per far fronte alla crisi economica. Così nel senato "desertificato" causa "ferie", (nemmeno lo spauracchio del default del paese convince i nostri prodi rappresentanti parlamentari a rinunziare alle giuste e meritate settimane di riposo), si discutono (in 6 minuti primi, nemmeno Usain Bolt avrebbe osato tanto), gli articoli, gli emendamenti, le correzioni alla manovra "ri-chiesta" dalla BCE e presentata dal "gatto Giulio" e dalla volpe "Silvio" nella conferenza stampa pre-ferragostana, prima del legittimo "rompete le righe" corredato dalla fuga meritatissima verso lidi e spiagge di tranquillità e relax.
L'ultima novità sembrerebbe essere la scomparsa del celeberrimo contributo solidaristico, (il famoso 5% per i redditi sopra i 90 mila e il 10% per i redditi sopra i 150 mila). Sembrava strano infatti, per una volta dare la parvenza di essere un paese in cui si persegua la giustizia sociale con una equa redistribuzione del reddito. Ed infatti altrettanto equamente si compensa pensando alla introduzione dell'aumento dell'IVA di un punto percentuale per le aliquote del 10% e del 20%. Schierati a favore confindustria capitanati dalla Marcegaglia che vedono di buon occhio un provvedimento che"scarica" sui consumatori l'onere contributivo alla causa nazionale più oneroso, liberandoli nel contempo di un contributo che li avrebbe indubitabilmente colpiti.
Pagano i soliti noti insomma. In un paese dove tutto il carico è sulle spalle di dipendenti pubblici,privati e pensionati sembrava inverosimile osservare, per una volta, contribuire con propri mezzi finanziari i più abbienti, non solo, ma soprattutto cercando di colpire legittimamente chi, più dei "comuni mortali", (i cittadini della "classe media che fu"), ha responsabilità specifiche nell'aver causato il deficit enorme cui siamo chiamati a far fronte. Insomma si salva "chi detiene", paga "chi dichiara", come è sempre stato in questo sciagurato paese.
A parte i grandi centri della distribuzione commerciale (i quali hanno risorse e mezzi per far fronte ad eventuali variazioni delle aliquote di imposizione indiretta), un aumento dell'IVA colpirebbe i piccoli commercianti, i quali, nonostante siano già schiacciati dalla morsa della "recessione pluriennale" che ha oltremodo contratto le capacità di spesa delle famiglie deprimendo i consumi ed afflitti pure dai laidi e perversi "studi di settore" che, non curanti di crisi, speculazioni, recessioni e quant'altro, chiede ai commercianti di dichiarare ogni anno un quid in più, adesso sembra siano "tartassati" anche dall'aumento della imposta sul valore aggiunto.
Già perché con la situazione recessiva contingente e la concorrenza spietata della grande distribuzione temo saranno proprio i piccoli commercianti a pagare di "tasca propria" quell'1% di IVA in più, pur di mantenere inalterato il prezzo al pubblico e frenare il crollo del livello dei consumi, dal 2008 costantemente regredito.
Certo Berlusconi ricorderà che la gran parte dei sui successi sono nati da Publitalia e dal bombardamento mediatico degli spot televisivi. Di conseguenza è portato a considerare come sinonimi la crescita dei consumi e lo sviluppo dell'economia. I grandi centri commerciali sono per il Cavaliere, il termometro del capitalismo e sa quanto siano poco frequentati oggi. (ed infatti l'idea del tfr in busta paga altro non è che una pensata per il rilancio dei consumi).
Ma i veri "tartassati" sono proprio i piccoli commercianti; vittime di una lenta moria.
Nelle grandi città, ma anche nelle piccole, (visto che i centri commerciali nascono come funghi e le liberalizzazioni hanno portato solo una "babele" di inesperienza ed inefficienza), gli spazi commerciali sono spesso vuoti o subiscono rotazioni schizofreniche nel giro di mesi, a volte settimane.
Soffocati da una concorrenza spesso sleale portata dalla grande distribuzione stentano ad affermarsi formule nuove o idee capaci di ritagliare fette significative di mercato. Così il commercio al dettaglio sembra una "specie in via d'estinzione", anche perché non tutelato da specifiche normative atte a favorirne la sopravvivenza. Presto i centri cittadini saranno desertificati dallo svuotamento delle paillettes e dei lustrini delle vetrine sfarzosamente addobbate. Ed un pò sarà anche colpa nostra.
Certo la parola IVA evoca anche la maggiore densità di evasione. Si parla di 270 miliardi di euro sottratti ogni anno al fisco. Un ammontare destinato pericolosamente a salire per due motivi logici: da un lato l'inasprirsi della pressione fiscale globale inevitabilmente lascia poco ai commercianti. Facendo fronte a tutte gli adempimenti fiscali che annualmente vengono ulteriormente ritoccati verso l'alto, la sopravvivenza diventa obiettivamente davvero una impresa titanica. Dall'altro lato la presenza di intere "porzioni di città" abitate e servite dalle attività commerciali degli extracomunitari a favore esclusivo dei propri connazionali, dona la sensazione che il sommerso tenda a crescere. Esiste infatti una sorta di circuito parallelo a cui ricorrono le comunità straniere più forti e che si nutre di evasione.
Il caso limite è quello dei cinesi, ma non è l'unico. Comunque anche in questo campo il governo non è mai riuscito, negli scorsi anni, ad impostare politiche di respiro volte a combattere le sacche di illegalità ed evasione che si annidano nei grossi quartieri popolari delle nostre città.
Invece con l' aumento dell' Iva si comprimerebbero i consumi e la via dello sviluppo sarebbe ancora più in salita. Inoltre i prezzi aumenterebbero, pesando, oltre che sui commercianti anche sulle famiglie: con un aumento al 21% ci sarebbe un aggravio di 8-9 miliardi per i consumatori. E quando c' è un rialzo dei prezzi non si sa quando si ferma. Insomma i tartassati siamo sempre e solo noi!
Berlusconi, la manovra lacrime e sangue...di caimano!

E sono 13! Tredicesima manovra in 3 anni. "Noi non mettiamo le mani nelle tasche degli italiani!.... Adesso lo stesso Berlusconi prova vergogna nel recitare la solita menzogna, facendosi "sanguinare il cuore" di fronte alla manovra che chiamare mazzata può risultare addirittura eufemistico. Al di là del "contributo di solidarietà" richiesto ai "pochi" e "fortunati" italiani che guadagnano 90mila o 150mila euro, il resto sono tagli ai sussidi, ai servizi, agli enti locali. Se andiamo a fare di conto, guadagnando 100mila euro, il 5% sull'eccedenza è il pagamento solidaristico di miseri euro 500 quale contributo alla causa nazionale ed evitare il famigerato e celeberrimo default.
Poco importa adesso ricordare che negli ultimi tre anni "la banda bassotti" che ha guidato il Titanic "Italia" a schiantarsi contro l'iceberg della crisi finanziaria speculativa, ha pensato soltanto al proprio tornaconto personale, proteggendosi normativamente dai processi, pensando avidamente all'arricchimento personale, cercando di mantenere e rafforzare le posizioni di potere raggiunte anche utilizzando strumenti clientelari e tessendo trame ai limiti della liceità nel sottobosco massonico attraversando trasversalmente gli organi istituzionali ed i poteri dello stato.
Nonostante l'ostinazione con la quale il governo rinunci ancora all'utilizzo della tassa sui grandi patrimoni, (in Francia esiste da un paio di lustri, colpisce i patrimoni oltre 1 milione di euro e porta nelle casse dello stato francese circa 4,5 miliardi di euro all'anno), il resto della manovra finanziaria porta in dote la tassazione al 20% delle rendite finanziarie, (sono anni che la invochiamo), l'abolizione delle province con meno di 300.000 abitanti e l'accorpamento dei comuni con meno di 1000 abitanti. In totale circa 50.000 "poltroncine" in meno.
Ma anche non avendo una memoria da elefante, è noto a tutti che, dal giorno del suo ultimo insediamento nel 2008, a parte l'aver "negato" l'esistenza della crisi prima, per continuare poi con la balla dell' "usciamo meglio di altri paesi dalla crisi", questo governo arriva nell'ora della disperazione, del si salvi chi può, cercando di spegnere il fuoco della crisi divampante che avvolge completamente ormai "casa italia", prima che del "bel paese" non rimanga che un cumulo di cenere.
Eppure di segnali d'allarme ne abbiamo sentiti, e tanti: la crisi globale del 2007 con il crack di Lehman Brothers e lo scandalo dei mutui sub prime, il default di Irlanda e Grecia del 2010 ed anche la crisi del 2011 che soffoca stati e mercati con una recessione imprevista ma profonda.
La prima colpa del governo Berlusconi è il non aver compreso fino in fondo la pericolosità del momento, l'aver sottovalutato ingenuamente ma anche con la protervia del folle che l'Italia, prima di altri, a causa dell'enorme debito pubblico, potesse essere soggetta ad attacchi di tipo speculativo. Quella arroganza che compiaciuta torna anche ieri in conferenza stampa scaricando la colpa del dissesto delle finanze italiche a governi lontani decenni, che si perdono nella memoria del tempo, collocati temporalmente tra il 1978 ed il 1992. Da allora Lui non c'era, non ha fatto nulla, non ha responsabilità. Come se non avesse governato Lui negli ultimi 20 anni. Forse il primo vero segno di responsabilità istituzionale (richiesta dalla drammaticità del momento), sarebbe l'assunzione delle colpe che per definizione sono di chi detiene la leadership guidando l'esecutivo e che nella fattispecie sono direttamente imputabili a chi, irresponsabilmente non aveva notato nemmeno il palesarsi della crisi contingente.
Ma di colpe, purtroppo, Berlusconi ed il suo governo ne ha altre e tante.
Il resto della manovra è infatti una scure che taglia impietosamente TFR e straordinari dei dipendenti pubblici e si accanisce contro i pensionati con disincentivi all'anzianità e ritardo dell'età pensionabile per le donne.
Pagano sempre i soliti noti insomma: dipendenti e pensionati. Per il resto non un incentivo alla crescita, non un sostegno alla produttività (se non lo spostamento al lunedì delle festività non "concordate"), niente rilancio dei consumi.
E' l'ennesima dimostrazione della inadeguatezza ed incompetenza di un governo e di un premier che fino ad ora ha pensato esclusivamente al proprio interesse personalistico, alla soddisfazione del proprio ego e della propria ossessione, non alle necessità impellenti del paese. E non è nemmeno detto che dopo la tredicesima, non segua una quattordicesima manovra: l'esecutivo sembra davvero "brancolare nel buio". Ricattato da una parte dalla Lega, strattonato dall'altra dalla BCE e da qualche dissidente, stretto nella morsa della crisi finanziaria, imprigionato dalla sua stessa ideologia liberista che, guarda caso, riesce a dare, quando ci riesce, solo risposte tacciate, fino a ieri, di essere provvedimenti da "statalismo filo sovietico". Silvio se davvero ieri ti "grondava sangue dal cuore", o non si trattava del tuo di cuore o si trattava di sangue di caimano.
Varata la manovra: arriva la stangata!

Ecco tutte le misure varate dal consiglio dei ministri conclusosi alle 21.
AUMENTO IRPEF AUTONOMI OLTRE 55MILA EURO
Un aumento della quota Irpef per gli autonomi, forse a partire dall'attuale 41% per i redditi oltre i 55.000 euro. La misura, inizialmente prevista per 2-3 anni, potrebbe essere a carattere permanente.
A RISCHIO TREDICESIMA STATALI
I dipendenti delle amministrazioni pubbliche che non rispettano gli obiettivi di riduzione della spesa potrebbero perdere il pagamento della tredicesima mensilità.
TFR RITARDATO 2 ANNI PER STATALI
Il pagamento con due anni di ritardo dell'indennità di buonuscita dei lavoratori pubblici è un'altra dellemisure prevista nella bozza di decreto.
TAGLI AI COSTO DELLA POLITICA
Stando a quanto trapelato sino ad ora nel provvedimento non c'è traccia di misure volte a ridurre i costi della politica. Intervenendo in conferenza stampa a Palazzo Chigi Berlusconi ha però sostenuto che in realtà "ci sono numerosi interventi, credo anche eccessivi rispetto a ciò che sarebbe giusto, ma abbiamo seguito i desiderata dei cittadini che guardando alle loro condizioni hanno ritenuto che i politici e i parlamentari avessero entrate eccessive". In particolare, ha spiegato il premier, si è intervenuti "in tutte le direzioni". "Il numero di poltrone eliminate - ha aggiunto - è importante, intorno alle 54 mila". Altra misura, stando alle indiscrezioni, sarebbe quella relativa al contributo di solidarietà. Secondo quanto riferito da fonti governative, è previsto infatti un "contributo di solidarietà" anche per deputati e senatori pari al 10% per i redditi superiori ai 90 mila euro ma inferiori a 150 mila, e del 20% per quelli superiori a 150 mila euro. Esattamente il doppio di quanto previsto per i dipendenti pubblici e privati. Inoltre, per i dipendenti 'normali' il contributo è deducibile, mentre per gli 'onorevoli' non lo sarà. Infine, viene ridotta del 50% l'indennità per il parlamentare che ha un reddito uguale alla stessa indennità.
PENSIONI
Viene anticipato dal 2020 al 2015 il progressivo innalzamento a 65 anni (entro il 2027) dell'età pensionabile delle donne nel settore privato. Inoltre sono previsti interventi disincentivanti per le pensioni di anzianità, con anticipo al 2012 del requisito di 97 anni tra età anagrafica e anni di contribuzione.
STOP PONTI, FESTE SPOSTATE AL LUNEDI'
Le festività infrasettimanali "non concordatarie" verranno spostate al lunedì. E' quanto prevede ancora la 'bozza' di manovra anticipata dall'Ansa.
DEROGA CONTRATTI NAZIONALI
Nella bozza di manovra che entra al Cdm, a quanto si apprende, ci sarà la norma che prevede l'estensione 'erga omnes' dei contratti aziendali che potranno così derogare a quelli nazionali e a parte dello Statuto dei lavoratori. Non sarebbe più prevista la delega per lo statuto dei lavori e in particolare diventerebbe più facile licenziare i lavoratori con contratti a tempo indeterminato.
SENZA SCONTRINO RISCHIO CHIUSURA
Tracciabilità di tutte le transazioni superiori ai 2.500 euro con comunicazione all'Agenzia delle entrate delle operazioni per le quali è prevista l'applicazione dell'Iva. E' quanto prevede la bozza di manovra che sarà discussa nel corso del Consiglio dei ministri di stasera, nella parte relativa al cosiddetto 'spesometro', già in vigore. E' inoltre previsto l'inasprimento delle sanzioni, fino alla sospensione dell'attività, per la mancata emissione di fatture o scontrini fiscali.
CONTRIBUTO SOLIDARIETA'
Contributo di solidarietà a due vie per i lavoratori dipendenti e per gli autonomi. Per i dipendenti del settore privato è previsto un prelievo del 5% per la parte del reddito eccedente i 90mila euro e del 10% per la parte eccedente i 150mila euro. Per i lavoratori autonomi l'addizionale scatta invece a partire dall'aliquota del 41% che si applica ai redditi superiori a 55mila euro. La misura, al momento sperimentale, ma potrebbe diventare permanente.
NIENTE MISURE SU IVA, IMMOBILI E PATRIMONI
Nella bozza di manovra che entrerà in Consiglio dei ministri non appare l'aumento dell'Iva. Anzi l'ipotesi sarebbe accantonata. Salterebbe anche qualunque intervento sugli immobili e i patrimoni mobiliari.
NIENTE TAGLI A STIPENDI
Il documento al vaglio del cdm non contiene la riduzione degli stipendi dei dipendenti pubblici.
RENDITE FINANZIARIE
Aumento al 20% della tassazione su tutte le rendite finanziarie, esclusi gli interessi dei titoli di stato che restano al 12,5%. Questa misura è stata confermata dal ministro Tremonti.
MINISTERIPrevisto un taglio di 6 miliardi di euro nel 2012 e 2,5 nel 2013.
ENTI LOCALI
Verranno ridotti 6 miliardi di trasferimenti nel 2012 e 3,5 nel 2013. Per le regioni il peso della riduzione dei fondi è pari a 1 miliardo di euro. La sanità non verrà toccata.
PERDITE
Riduzione per le società al 62,5% della possibilità di abbattimento delle perdite.
RINNOVABILI
Torna l'ipotesi del taglio del 30% degli incentivi. Non potranno essere superiori alla media di quelli erogati negli altri Paesi d'Europa. Ma stando ad altre fonti il punto in un secondo momento sarebbe stato stralciato.
MERCATO ELETTRICO
L'ipotesi è quella della divisione in tre macrozone (Nord, Centro, Sud).
SERVIZI PUBBLICI LOCALI
Si punta alla liberalizzazione e verranno incentivate le privatizzazioni.
FONDI FAS
Saranno anticipate di un anno le riduzioni del Fas, il Fondo per le aree sottoutilizzate.
ACCORPAMENTO PER 1500 COMUNI
Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, intervenendo telefonicamente a "Cortina Incontra", ha detto che sono circa 1.500 i comuni per i quali sarà reso obbligatorio l'accorpamento, in base ai criteri previsti dalla manovra. Si tratta dei comuni sotto i 1000 abitanti.
VIA PROVINCE SOTTO 300 MILA ABITANTI
Dalle prossime elezioni è prevista la soppressione delle Provincie sotto i 300.000 abitanti. I capoluoghi interessanti dal provvedimento, stando a una verifica informale, sarebbero i seguenti:
Ascoli Piceno, Asti, Belluno, Benevento, Biella, Caltanissetta, Campobasso, Carbonia-Iglesias, Crotone, Enna, Fermo, Gorizia, Grosseto, Imperia, Isernia, La Spezia, Lodi, Massa Carrara, Matera, Medio Campidano, Nuoro, Ogliastra, Olbia Tempio, Oristano, Piacenza, Pistoia, Prato, Rieti, Rovigo, Savona, Siena, Sondrio, Terni, Trieste, Verbano-Cusio-Ossola, Vercelli, Vibo Valentia. Resta da capire la sorte di Aosta, provincia con meno di 300 mila abitanti ma di una regione a Statuto speciale.
Patrimoniale, aprite i vostri forzieri, la crisi ve la pagate voi!

"Tutto precipita", il laconico commento del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta nel corso dell’incontro tra governo e parti sociali sulla crisi, tenutosi qualche giorno fa. Letta avrebbe aggiunto: "sappiamo che servono scelte rapide e coerenti. In questi cinque giorni tutto è cambiato, la realtà è in rapida evoluzione".
Adesso è ora che questa classe dirigente che ci ha condotto sull'orlo del fallimento se ne assuma la responsabilità politica, ma anche morale e civile.
E' una emergenza "epocale", parafrasando il premier in sede di presentazione alla stampa della riforma della giustizia così fortemente voluta dal suo governo. Temo che l'unica cosa che rimarrà epocale di questo ennesimo ed inutile governo Berlusconi sarà questa contingenza finanziaria e l'inconcepibile immobilismo del nostro esecutivo di fronte alla urgenza e la celerità che la situazione invece richiederebbe.
E' finito il tempo delle vane promesse e dei comizi mediatici reiterati illimitatamente fino ad ipnotizzare le menti del popolo italiano, tanto da raccogliere un consenso elettorale amplissimo che ha consegnato il paese nelle mani del suo carnefice.
Oggi però non c'è tempo nemmeno per le recriminazioni, oggi è il tempo delle assunzioni di responsabilità: l'introduzione della tassa patrimoniale significherebbe una redistribuzione del reddito in favore di chi, dipendenti, pensionati, artigiani, piccoli commercianti in questi anni ha pagato di tasca propria una crisi finanziaria ed economica causata dalla utopistica deregolamentazione dei mercati liberisti. Permettere alla finanza di impossessarsi, anima e corpo, dello scibile umano e della sua storia, oltre che del benessere, del nostro futuro, determinando crisi politiche, energetiche, sociali, militari è la colpa grave che pesa sulle coscienze di chi, nella "stanza dei bottoni", per incapacità o avidità non ha saputo intervenire regolamentando ad esempio dark pools o vendite allo scoperto, permettendo l'esagerazione dei mutui sub-prime o l'intossicazione da derivati.
Alla resa dei conti chi ha tratto vantaggio ha le maggiori responsabilità. E' notizia di oggi che tutti i grandi gruppi, approfittando della situazione speculativa in atto e delle quotazioni azionarie particolarmente vantaggiose, si sono lanciate in operazioni di buy-back.
Oggi in Italia il 45% delle risorse finanziarie sono detenute dal 10% della popolazione. In questa ottica va inserita una tassa patrimoniale che permetta una redistribuzione, rilanciando nel contempo consumi e sviluppo.
Va determinata in modo solidale e intelligente: non vendicativa, ma accettata, addirittura promossa, da chi è destinato ad accollarsela con il senso di responsabilità di una classe dirigente, e la cui durezza sia compensata dall’efficacia e dall’equità. Che abbia un po’ il significato dell’abolizione della scala mobile del ‘92, ma su una fetta di popolazione diversa. Una cosa del genere non è facile ma forse è possibile. Vediamo due conti, a titolo di esempio. Tassare i patrimoni del 20% più ricco, escludendo l’80%, significa riferirsi ad una base imponibile, se si escludono le case, di 2200 miliardi circa (ipotizzando che a questi livelli ricchezza netta e lorda coincidano). Il 10%, esclusi i titoli di Stato, è circa 200 miliardi di minor debito, che in rapporto al Pil tornerebbe vicino al 100%. Non male. Il sacrificio imposto alla parte degli italiani che sta meglio servirebbe a raggiungere un obiettivo che, con finanziarie durissime e senza crescita, richiederebbe ben oltre un decennio.
Un correttivo interessante potrebbe prevedere un vantaggio per quelli che hanno costruito il proprio patrimonio senza evadere il fisco. Basterebbe compensare - per qualche anno e parzialmente - con una detrazione fiscale di qualche punto le “vittime” della patrimoniale che hanno dichiarato e dichiareranno il proprio reddito. In questo modo, la tassa colpirebbe tutta la parte più benestante del Paese, ma al suo interno colpirebbe soprattutto (dipenderà dalla detrazioni) quella che non ha pagato le tasse. Il gioco sarebbe comunque vantaggioso per i conti pubblici: il numero degli italiani che ha dichiarato più di 200 mila euro di reddito annuale (8 volte il reddito medio) non arriva scandalosamente allo 0.2 per cento mentre chi ha una ricchezza superiore di 8 volte alla media è - si può stimare - oltre il 20% circa del totale.
Sfatiamo la falsa convinzione che la patrimoniale contragga consumi ed economia. La macroeconomia soffrirebbe poco (i consumi del 20% più ricco del Paese non sarebbero sostanzialmente incisi), l’80% degli italiani assisterebbe compiaciuto all’evento, e godrebbe come tutti della riduzione degli interessi sul debito pubblico corrispondente alla riduzione dello stesso - circa 8 miliardi l’anno, permanenti - e della recuperata fiducia del mercato finanziario. Questo reagirebbe con favore a un’Italia per una volta esemplare, che riducesse di un colpo il suo debito mostrando il volto di un ceto benestante pensoso degli interessi collettivi, responsabile, e tassato. Varrebbe almeno un punto di riduzione di spread che corrisponde a regime ad altri 20 miliardi. Sono quasi 30 miliardi l’anno di vantaggio, da usare per la crescita e l`occupazione. Senza parlare del beneficio per le imprese e le banche che stanno attingendo a così caro prezzo al mercato internazionale del credito.
Sarebbe davvero il primo vero, concreto passo verso il disegno legittimo di una società imperniata su principi di equità, solidarietà e giustizia sociale. Naturalmente, non è superfluo aggiungere che usare il condizionale, nella fattispecie specifica, è d'obbligo.
