Giacomo Vaciago, professore ordinario di economia monetaria e politica economica dell’Università Cattolica di Milano ed editorialista del Sole 24 Ore ha commentato a tempi.it i risultati positivi dell’economia tedesca. Nel 2011 la Germania è cresciuta al ritmo del 3 per cento, ha portato l’occupazione come mai dai tempi dell’unificazione (+530 mila unità, 41 milioni di lavoratori) e ha ridotto al minimo la disoccupazione (6,8 per cento).

Professore, in Germania si evidenziano dati positivi sullo sviluppo economico, perché?
La Germania, dieci anni fa, era nei guai come noi. Si sono rimboccati le maniche, prima con Gerhard Schröder poi con Angela Merkel e hanno fatto ciò che ora Mario Monti spera di fare per il 2013: hanno aiutato l’economia a ristrutturarsi per adeguarsi al nuovo mondo. Per compiere un piano strategico così strutturato ci vogliono anni, loro ce ne hanno messi dieci. Non bastano i pochi mesi che hanno dato a Monti. Schröder riunì sindacati e confindustria tedeschi, convincendo questi ultimi che fosse conveniente ritornare a investire in Germania dopo che, negli ultimi anni, avevano guardato con molto più interesse ad altri paesi (ricordate la Polonia?). La conseguenza fu il ritorno di Confindustria a reinvestire in casa. Ora noi, mutatis mutandis e con un ritardo di due lustri, ci ritroviamo nella medesima condizione. È chiaro che ci sono delle differenze: la Germania è fabbrica di grandi fabbriche, noi siamo fabbrica di piccole fabbriche. Ma, fatte le debite proporzioni, nella meccanica ad esempio, l’Italia è come la Germania. Da anni, come accadeva nella Germania negli anni Ottanta, in Italia il suo meglio cresce altrove. Quando Schröder convocò al tavolo la confindustria tedesca propose questo patto: voi ristrutturate le fabbriche del paese, ma sull’altro piatto della bilancia mettiamo il patto coi sindacati: zero ore di sciopero, anzi, di più: un ora di lavoro alla settimana gratis. Hanno tirato la cinghia per dieci anni e adesso c’è ancora qualcuno che si stupisce del fatto che i tedeschi si arrabbino coi greci, con gli spagnoli e con noi italiani? Mi fanno un po’ ridere i nostri politici che se la prendono con la Merkel. La cancelliera tedesca ha alle spalle 80 milioni di tedeschi che la ripresa se la sono sudata sulla pelle.

Dopo questi dieci anni di sacrifici, l’economia tedesca ha iniziato ad andare bene. Però la Germania è stata molto aiutata dalla Bce.
Non credo che la politica monetaria di Jean-Claude Trichet prima e di Mario Draghi oggi abbia favorito la Germania più di altri. Ha garantito liquidità abbondante ma inflazione bassa, ha alzato i tassi quando altrimenti l’inflazione saliva troppo. Il fatto che la Bce stia a Francoforte non significa che i sacrifici dei tedeschi siano stati favoriti dalla stabilità monetaria garantita dalla banca centrale. Quel che ha favorito la Germania è il suo modello. Quando ci sono problemi, il paese non si spacca tra governo, confindustria e sindacati. I tedeschi hanno sindacati presenti nella holding delle aziende, là dove si elaborano le strategie, e questo permette loro di coinvolgere i lavoratori in discorsi strategici e non solo congiunturali, come accade in Italia. Se anche in Italia avessimo il coraggio di fare un discorso strategico da qui al 2020, anche la Cgil di Susanna Camusso sarebbe costretta a dare un contributo non conflittuale, ma cooperativo.

Insomma, noi abbiamo la veduta corta, in Germania hanno la veduta lunga.
Avere la veduta lunga significa ragionare sulle conseguenze che avrai fra vent’anni, rispetto alle decisioni odierne. La stessa miopia italiana l’ha avuta la Spagna il cui premier José Zapatero si è molto sfogato sull’ambito sociale e familiare ma ha fatto poco dal punto di vista economico. Gli spagnoli con Zapatero hanno perso sette anni. I tedeschi, al contrario, hanno messo molto fieno in cascina. 

L’euro compie dieci anni. Ma solo in Germania festeggiano.
In questi dieci anni di moneta unica abbiamo avuto tre strategie. Quella della cicala, che è stata adottata da Italia, Grecia, Spagna, Portogallo: hanno preso i bassi tassi tedeschi e se li sono mangiati. Per dieci anni, con la complicità delle agenzie di rating che dormivano, abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità e, anziché finanziarci la produttività, li abbiamo dissipati in consumi privati e pubblici. Noi abbiamo vissuto da cicale, ma Spagna, Grecia e Portogallo sono riusciti a fare peggio di noi.
La seconda strategia è stata quella francese che ha fatto quello che Napoleone sognava di fare con gli eserciti e che i francesi in questi due lustri hanno fatto con la moneta. Si sono comprati tutto quello che l’Italia aveva da vendere: energia, reti commerciali, banche.
La Germania ha messo in atto la terza strategia che somiglia a quella francese ma si differenzia per un particolare importante. I tedeschi non hanno comprato in Italia, ma hanno usato delle nostre produzioni di qualità per sostenere le loro industrie. Molte imprese del nostro nord est lavorano per la filiera tedesca e da essa vengono trainate. Mentre, quando le nostre industrie vanno male, si portano dietro la Francia.

Che giudizio dà sulla manovra di Monti?
Monti è bravo ma la sua manovra fa male. Giulio Tremonti faceva manovre da 40 miliardi, ma per la metà erano inventate. Monti invece ha fatto una manovra vera e quindi farà male. È chiaro che nei prossimi mesi la nostra economia ne risentirà. 

E la cosiddetta fase due, quella della crescita?
Attenzione. Non sarà domani, ma nei prossimi dieci anni. Le riforme che servono per fare crescita cambiano la pendenza della curva, ma, usando un’immagine matematica, l’integrale di questo cambiamento diventa significativo dopo qualche anno. 

Quindi, lacrime e sangue?
No, lacrime e sudore. Il sangue non produce nulla.