L’attesissimo vertice che i leader Ue presenti al G20 avrebbero dovuto avere nella serata messicana con il presidente Usa Barack Obama sulla crisi dell’eurozona, anche alla luce del voto in Grecia, salta a sorpresa!. Mentre si attendeva qualche notizia sull’esito del colloquio è rimbalzata infatti la notizia che quell’incontro è stato “cancellato”, come fanno sapere fonti della Casa Bianca. Nessuna motivazione specifica o ufficiale ma solo un vago riferimento al fatto che Obama avrà l’occasione di vedere i colleghi europei oggi, nella seconda giornata di lavori, insieme ad altri incontri a margine del G20.

E se c’è chi spiega la cancellazione con il prolungarsi della cena e della discussione sull’Europa con tutti i leader, nel formato a 20, sono in molti a scommettere che dietro il mancato appuntamento ci siano le tensioni emerse nelle ultime ore tra le due sponde dell’Atlantico. Secondo le anticipazioni sul documento finale”un piano di azione per la crescita e i posti di lavoro” – per contrastare la crisi dell’Eurozona e scongiurare i rischi di contagio- e un aumento del ‘firewall’ anticrisi sono l’impegno preso dai leader del G20. Con l’accento sulla crescita, ha prevalso la linea degli Usa e dei Paesi Brics, che temono i rischi di un contagio, ma anche di Italia e Francia mentre appare sempre più isolata la posizione della cancelleria Angela Merkel fautrice dell’austerity a tutti costi. Sui rifinanziamento del Fondo monetario per fronteggiare l’emergenza à stato superato l’obiettivo di un incremento di 430 miliardi di dollari delineato dal G20 dei ministri delle Finanze di Washington e le risorse per il ‘firewall’ sono lievitate a 456 miliardi.

Intanto la Merkel è sempre più accerchiata e ancor di più dopo il voto in Grecia che non ha placato le turbolenze sui mercati, rendendo il clima più teso e rilanciando più che mai la necessità di misure da prendere in fretta. Misure che rappresentino davvero una svolta, in grado di ridare credibilità all’euro e fare ripartire l’economia del vecchio Continente. Con una ricetta difficile da mettere a punto, proprio per la distanza delle posizioni tra Berlino e le altre capitali europee. La cancelliera Merekel continua infatti a dire no agli euerobond e a qualsiasi forma di mutualizzazione del debito. Senza contare la linea dura che Frau Angela mantiene nei confronti di Atene, rinviando al mittente qualsiasi ipotesi di dilazione degli impegni presi dalla Grecia. Una linea in totale controtendenza con quella di Barack Obama, che prima della cena di ieri ha voluto un incontro a due. Un faccia a faccia durato 45 minuti e coperto dal più stretto riserbo. Ma non è difficile ipotizzare che per la Merkel siano stati tre quarti d’ora di tensione, con il presidente americano più che mai in pressing sull’Europa.

Un’Europa quella sbarcata a Los Cabos che è pronta a confrontarsi con il resto del mondo per trovare una soluzione ad una crisi che riguarda tutti. Ma che rivendica l’autonomia e il diritto delle proprie decisioni. Non disposta ad essere messa all’angolo. Come ha sottolineato con determinazione Barroso. “Non siamo qui per prendere lezioni di democrazia o di gestione dell’economia”. Stanotte nessuno parla ma c’è chi ipotizza che dietro la cancellazione dell’incontro con Obama ci possa essere anche questo. Un risultato, il primo giorno di questo G20, è stato ottenuto in chiave Fmi: l’organismo di Washington ha infatti raccolti impegni finanziari, destinati ad aumentare le sue risorse, per 456 miliardi di dollari, oltre i 430 previsti. Saranno – ha spiegato il direttore generale Christine Lagarde, la “seconda linea di difesa” per risolvere e prevenire crisi finanziarie. Tra i paesi chiamati concretizzare il loro contributo per il rifinanziamento del Fondo monetari, l’India ha annunciato che verserà 10 miliardi di dollari. La Russia ha assicurato un contributo analogo mentre la Cina contribuirà con 43 miliardi.


I grandi della Terra si permettono il lusso di giocare "allo scarica barile" rinfacciandosi responsabilità e connivenze, concorsi di colpa e correità di incapacità. Non contenti decidono di "non decidere" e cancellare un incontro che finalmente li avrebbe riuniti tutti intorno ad un tavolo inchiodandoli a delle precipue responsabilità politiche, storiche.
Quello cui stiamo assistendo è la frantumazione "world wide" dello stato sociale, quel welfare state simbolo della moderna società del Novecento accorta nella tutela e garanzia delle fasce sociali meno abbienti e dall'esiguo potere contrattuale. Si sta consumando l'attacco parossistico, probabilmente finale, da parte del neo liberismo che per mantenere e difendere le posizioni di rendita acquisite, fa uso di politiche precise, decise nei centri del potere finanziario internazionale e battezzate come politiche di globalizzazione. Tali politiche, pretendono di raggiungere l’efficienza economica nascondendosi dietro nozioni molto vaghe come la modernità o la società tollerante.  Hanno, invece, ottenuto esattamente il contrario: una concentrazione senza precedenti della ricchezza, impoverimento, disoccupazione o sottoccupazione per la maggioranza della popolazione economicamente attiva, la condanna di milioni di esseri umani allo sfruttamento tramite il meccanismo del disagio sociale che impedisce loro di avere una visione critica della propria esistenza.

Nel contempo le conseguenze di questo perverso meccanismo sono la negazione del diritto alla salute, all’educazione, al territorio, costringendo le popolazioni a vivere nell’ingiustizia e riducendo ogni possibilità di un futuro dignitoso.

In campo politico, si assiste allo smantellamento dello stato sociale e ad una crescita smisurata del potere transnazionale trainato dai dettami dei vari FMI, WTO, banche centrali e Banca Mondiale.
Ed ora al G20 salta l'incontro più atteso, come se ci fosse ancora tempo. Come se la crisi economica e finanziaria non mordesse le caviglie della nostra speranza nel futuro; sono organismi e persone svuotate di ogni sovranità e potere decisionale. Rise up people of the world, make your own future. Popoli della Terra sollevatevi, costruite il vostro futuro!